OMAGGIO A ROBERT ALTMAN

Beaumont sur Mer-

“Tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne sono soltanto attori” diretti da un regista terreno o Onnipotente. “Hanno le loro uscite e le loro entrate e nella vita ognuno recita molte parti.”Così William Shakespeare in “Come vi piace”.

Questa battuta di Shakespeare non soddisfa pienamente le esigenze attuali di chi non accetta il ruolo che gli viene assegnato dal grande drammaturgo inglese. Un ruolo che non prevede l’auto determinazione dell’uomo.

Il regista americano Robert Altman nel 1979 decise di dare una versione dell’uomo cosciente della sua capacità decisionale di proiettarsi verso un futuro anche se incerto. Nel tentativo di dare una spiegazione a Quintet, il film è stato paragonato a Images, l’opera d’autore realizzata da Altman in un periodo in cui era considerato uno dei pionieri (M*A*S*H, McCabe & Mrs. Miller) dei generi della New Hollywood.

Images è senza dubbio entrato nella storia come un’aberrazione: uno di quei tentativi di raffinatezza europea da parte di ambiziosi registi americani, che nel farlo rinunciano alla raffinatezza del loro cinema d’origine (tutto il significato emotivo, tematico e simbolico condensato di una tradizione narrativa altamente evoluta) in favore della rappresentazione letterale di un'”idea”.

Altman ha realizzato un caso clinico alla R.D. Laing che poneva uno specchio, anzi una serie di superfici riflettenti, a una personalità disillusa.Quintet è più raffinato di così. Rivela la consapevolezza di Altman dopo _Nashville_ che l’arte (o la verità, o la vita) non è qualcosa che si crea evitando i cliché di Hollywood – la sicurezza di questo periodo è anche quella di non essere più in pericolo di essere sopraffatto dalla vecchia Hollywood – ma un obiettivo sfuggente o illusorio che sostiene l’opera in corso d’opera, ma che diventa una merce dubbia una volta completata. In questo senso, è quasi anti-_immagini_ – poiché dichiara il film ‘d’autore’ una pretesa nulla e priva di valore – e uno dei film americani più puri. È una storia senza un apparente soggetto, una forma senza significato.

Anche per Altman, ha una sorta di purezza: se A Wedding si erge a giudice e implora di essere apprezzato, Quintet si siede dando le spalle al pubblico e lo sfida a restare. Ci sono delle star, certo, ma a loro è raramente permesso di recitare in un modo con cui il pubblico possa identificarsi, tranne che con Essex il protagonista interpretato da Paul Newman.Con il pianeta surgelato, travolto da una nuova era glaciale e senza più foche da cacciare, Essex torna con la sua compagna incinta Vivia nella città che aveva lasciato dieci anni prima. All’esterno, i cani si cibano delle carcasse degli anziani e dei malati; all’interno, la popolazione è assorbita da un gioco da tavolo chiamato Quintet, il cui obiettivo è uccidere gli avversari. Il fratello di Essex, Francha, lo porta a una partita che viene interrotta da una micidiale esplosione. Essex sopravvive e dà la caccia al responsabile, Redstone, solo per scoprire che qualcuno lo ha già ucciso. Nelle tasche del cadavere trovano le pedine del Quintet appartenenti a Francha e una lista di sei nomi: Redstone, Francha, Deuca, Goldstar, St Christopher e Ambrosia. Presumendo che si tratti di Redstone, Essex si reca all’Hotel Electra e trova una partita in corso, ma giocata sul serio. Goldstar e Deuca sono le vittime successive e, nonostante le proteste di Essex, Ambrosia si rifiuta di rinunciare al suo ruolo di “sesto uomo”, colui che stabilisce l’ordine di uccisione nel gioco. A sua volta, non riesce a dissuadere San Cristoforo dal tentare di uccidere Essex, che ignora i suoi avvertimenti. Ma San Cristoforo muore in una calamità naturale ed Essex uccide Ambrosia prima che possa agire. Nonostante Grigor gli suggerisca che potrebbe diventare un grande giocatore, Essex lascia la città, seguendo le tracce di un branco di oche selvatiche che invece di dirigersi a Sud, vanno a Nord contro ogni ragionevole soluzione.

Quintet esiste senza di noi eppure non può esistere senza di noi. Canta per noi, noi cantiamo in esso, e in qualche modo, attraverso questi piccoli insetti bianchi e neri raggruppati lungo cinque linee sottili, l’uomo che ha trasfigurato sordamente ciò che tanti anni prima aveva composto con l’udito ci parla attraverso terra e acqua e un vagabondo e cacciatore di foche di nome Essex. “Non credo che si possa fare un’opera d’arte di qualsiasi genere senza riflettere la società contemporanea e quello che sta accadendo attorno a noi e nel mondo intero. Ogni film è politico e ogni artista è responsabile verso l’intera società.”Robert Altman

Gigino Adriano Pellegrini

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