EFFETTO MAGHREB

Beaumont sur Mer –

La “verità” non è un oggetto e non è “conosciuta”. Per comprendere cosa sia la verità, i ricercatori arrivano a capire che è come togliere la polpa dal nocciolo di un mango: è molto difficile separare la verità dal samsara. La sfida consiste nel discernere la realtà ultima (la verità) dal mondo fenomenico in continua evoluzione, spesso illusorio, dal punto di vista dell’illusione dell’“io”.

Ovviamente non sono uno scienziato e neppure ho un tempo infinito da dedicare ad ogni problema o informazione in entrata; faccio spesso utilizzo di inferenze che possono essere deduttive e quindi corrette, ma spesso esse si rivelano illusorie. Un’inferenza è un ragionamento per trarre una conseguenza da una o più premesse, l’inferenza deduttiva funziona sulla base del sillogismo logico. Mentre l’inferenza illusoria è un errore di ragionamento che si presenta in situazioni di incertezza ossia quando si ha una rappresentazione incompleta di due condizionali; le persone traggono un’inferenza che sembra ovvia, ma in realtà è un’illusione.

Non vorrei suggerire che un buon pensatore si distingua per la sua capacità di raggiungere o avvicinarsi alla verità assoluta, lasciamo questo cruccio agli scienziati. Bisogna considerare altri aspetti che vanno oltre l’esclusiva cognizione: il pensiero critico si interseca con il pensiero creativo, presuppone capacità di risoluzione di problemi e capacità di prendere decisioni e coinvolge inoltre l’ambito delle scelte morali. Sembra che il pensiero critico si sviluppi a partire dalla curiosità del soggetto che deve accompagnarsi all’interesse ad acquisire e mantenere informazioni adeguate, alla fiducia nei processi di indagine ponderata, alla comprensione delle opinioni altrui e a una certa onestà nel contrastare i propri pregiudizi, stereotipi o tendenze egocentriche (presunzione di essere migliore di tutti gli altri in un determinato ambito).

Dopo queste lunghissimo preambolo, mi vedo costretto a “prendere di mira” l’omertà che la fa da padrone in questa estate umida e calda meridionale. Il codice dell’omertà, caratteristico normalmente delle organizzazioni criminali mafiose, rappresenta da un punto di vista psicologico la difesa del proprio spazio interno, dell’onore del proprio gruppo di appartenenza. Nel Mezzogiorno, questo modo di agire e pensare si riscontra anche in persone “normali”. La famiglia insegna ai suoi membri il culto della non parola, del silenzio, come requisito essenziale del proprio essere uomini.

Un buon maestro aiuta l’allievo a riconoscere che la propria verità è solo un’opinione che va sottoposta a verifica.

Vi propongo un breve brano che mostra l’importanza di riconoscere le differenze:SOCRATE: Ora però Teeteto, dacché mi son fatto vicino a quel che diciamo come a una pittura in prospettiva, non riesco assolutamente a comprendere neanche un po’. Mentre, quando ne ero lontano, mi sembrava di dire qualcosa.TEETETO: E perché mai questo?SOCRATE: Te lo dirò se ne sono capace: io avendo retta opinione di te, se riesco a comprendere anche la ragione, posso dire di conoscerti, altrimenti sto solo esprimendo un’opinione.TEETETO: Sì .SOCRATE: E ragione voleva appunto dire interpretazione della tua differenza.TEETETO: Così .SOCRATE: Quando dunque esprimevo solo opinioni, riuscivo forse col pensiero a raggiungere qualcuno di quegli aspetti per cui tu differisci dagli altri?TEETETO: Non mi pare. Eccetto il senso critico!

La notte scorsa ho sognato Lenin che mi diceva: “Uno schiavo che non ha coscienza di essere uno schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha la coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero!”

Gigino Adriano Pellegrini

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