DIETRO LO “STABILICUM” SI NASCONDE IL “MELONELLUM”

Punture di spillo

Già nel nome si nasconde l’imbroglio: nascondere agli elettori la “vera” regista di una riforma elettorale, Giorgia Meloni, di cui non si avverte la necessità avendo avuto, dopo oltre una ventina d’anni, il governo più longevo del dopoguerra.

Dalla discesa in campo di Berlusconi, nel 1993, infatti è la quinta volta che si cerca di cambiare il criterio di elezione dei parlamentari per cercare un equilibrio tra governabilità e rappresentatività. Era l’obiettivo dichiarato per gli… allocchi, la scusa, ma la “vera” finalità è sempre stata quella di restare a Palazzo Chigi nonostante i vari governi non abbiano mai rispettato le promesse elettorali.

E così siamo passati dal Mattarellum (1993-2005) al Porcellum (2005-2015) all’Italicum (mai entrato in vigore) al Rosatellum (2017 ad oggi).

Ma oggi, dopo quattro anni di stabilità, qual è la necessità di cambiare per la quinta volta la legge elettorale, per giunta non prevista nel programma della Destra? Nessuna. E’ di questo che gli italiani sentono il bisogno? Non sembra, se i sondaggi sono veritieri!

E allora perché? A volerla – incredibile dictu- è la stessa Meloni (“tengo famiglia”) che non vuole tornare a casa. Possibile? Sembra di sì, nonostante quattro anni senza nessuna crisi, senza nessun rimpasto, con una coalizione che ha sempre definito “compatta e salda” e della quale “è fiera”?Sì, perché gli italiani si stanno accorgendo di stare peggio di quando Meloni era arrivata a Palazzo Chigi.

E’ vero il governo della Ducetta è quello dei record fra i quali, però, anche quello di non aver mantenuto quasi nessuno degli impegni presi in campagna elettorale!E questo con una maggioranza bulgara alla Camera e al Senato, e con un’opposizione – anche per sua colpa – relegata al ruolo di spettatrice. Una prova? La riforma costituzionale della giustizia votata da Camera e Senato in ben quattro letture, nello stesso testo “voluto” dal Governo. Un po’ come avvenne il 5 aprile 2011 (il pesce aprile era passato da cinque giorni) quando i deputati di Berlusconi votarono compatti alla Camera, e senza un minimo di rossore sul viso, che Ruby era la nipote di Mubarak. Questa volta però, trattandosi di una riforma costituzionale, là dove non sono riuscite le Opposizioni, sono riusciti gli italiani tornando in massa alle urne e bocciando sonoramente il referendum paradossalmente “voluto” dallo stesso Governo per pararsi il c..o dalla sicura iniziativa della Minoranza parlamentare. Non bendiamoci gli occhi. La Meloni sa che le esigenze del Paese sono ben altre. Ma per Lei, che preferisce comandare e non governare, diventa prioritaria una legge elettorale che la blindi con un premio di maggioranza che le consenta, disponendo di 2/3 del Parlamento, di fregarsene dei lacci e lacciuoli costituzionali, di Sergio Mattarella, e nel 2029 andare al Quirinale. E’ questo il suo “vero” obiettivo.

Per questo, la parola d’ordine ai suoi Gerarchetti di Quartiere è quella di non battezzare la riforma con il suo nome. E’ meglio che la gente non sappia di votare con il “Melonellum”.Come chiamare allora l’imbroglio? “Stabilicum” è il nome scelto dai Donzelli di cui è pieno il Partito.

PdA

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