Punture di spillo
Si dirà, ipocritamente, dovere d’informazione… Oggi, ma non ieri quando il 10 agosto 2023 è uscito il primo libro di Roberto Vannacci, “Il mondo al contrario”.
Allora il “mostro” era ancora in fasce. Ciononostante, giù paginate di giornali, ore di trasmissione televisive, social “a tutta birra” per interrogarci sulle baracconate di un generale che in un libro, inizialmente autoprodotto, raccontava le sue “verità”, da solo, senza alcun contraddittorio. Della serie “la luna è quadrata” e nessuno ti contesta. La scusa, sempre la stessa: Il sacrosanto diritto di informare i cittadini. Ma non era vero. Mentivamo sfacciatamente. Con poca spesa, per il piacere degli editori, riempivamo fogli e fogli di giornali e ore di trasmissione. Al giornalismo d’inchiesta, che costava, subentrava un giornalismo da bar. Un po’ come avvenne con Beppe Grillo che il 16 gennaio 2005 lanciò il suo blog anticamera, due anni dopo, l’8 settembre (data non casuale), del primo “Vaffanculo Day”.
Erano gli anni in cui l’ex comico ci rompeva i timpani con il proposito di voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno.Con una differenza: Grillo era un comico noto, e quindi si giustificava lo spazio che i giornali dedicavano alla sua avventura politica, Vannacci non era nessuno.Comunque due imbonitori che per pigrizia ci siamo allevati in casa. Si dirà “è l’informazione, bellezza”! Fino ad un certo punto. E faremmo bene a riconoscerlo: pochi costi, poco lavoro e tanta audience. A gratis!Per tornare a Vannacci, allora una sorta di pifferaio magico che portava i topi (cioè noi) ad annegare nel fiume. Lo abbiamo fatto per una decina d’anni con Grillo riempiendo il Parlamento di “scappati di casa”. Corriamo il rischio di fare altrettanto con la “feccia” di Vannacci.Quanti improvvisati scrittori sono rimasti nell’anonimato! Le case editrici sono piene di libri invenduti, di “rese”. Ma con l’ex generale – forse per il suo “vissuto” – ci siamo comportati diversamente. Ci ha fatto comodo dare spazio alle sue bischerate! E che lo fossero, lo dimostra lo scarso successo del secondo libro. Ed eravamo ancora in tempo per ravvederci! Ma niente, lo abbiamo seguito fino ai bordi del fiume quando è arrivato il “fallito” della seconda Repubblica a dargli nuovo lustro, Matteo Salvini.
E qui inizia un malinteso dovere di cronaca. Il segretario della Lega, che era un signor nessuno, stava conoscendo gli onori della cronaca: vicepresidente del consiglio e ministro dell’interno, in un governo insieme agli eredi di quell’istrione di Grillo, aveva portato il Carroccio ad un 34 per cento. E tutti, acriticamente, a pomparlo fino a fargli credere che sarebbe potuto diventare qualcuno.Poi la provvidenza – che nell’agosto 2019 – aveva assunto le sembianze del sole d’agosto – ci ha dato un mano sbronzandolo con qualche mojito di troppo al Papeete Beachche e portandolo sul bordo di un marciapiede con il cappello in mano ad elemosinare una manciata di voti per una Lega che stava scomparendo.E’ stato allora che è arrivato l’ex generale che, sceso dal cingolato, ha preso il “fu” partito di Umberto Bossi per un taxi per arrivare al Parlamento europeo. Eletto, lo ha lasciato perché la benzina costava troppo e con una sporca dozzina di seguaci ha fondato un partito. E ora… ce lo teniamo! Evidentemente eravamo scarsi con il peggio della politica.
PdA