Riforma elettorale: il PD dica “no” a Meloni

Punture di spillo 2026

Da una ventina d’anni, alla vigilia delle elezioni, le coalizioni al governo cercano di cambiare la legge elettorale. Evidentemente sanno di non aver accontentato il proprio elettorato e corrono ai ripari nella speranza di restare ancora vincenti. Finora non è andata mai così: Chi lo ha fatto, ha perso. Eppure Giorgia Meloni ci vuole provare puntando ad un premio di maggioranza, oggettivamente sproporzionato, ai limiti della costituzionalità.

La Premier ne è cosciente ma sa anche che sarebbe l’unica possibilità di ribaltare il giudizio negativo della gente sui suoi quattro anni di immobilismo e di cattivo governo. Ed offre alle Opposizioni un tavolo di confronto giocandosi – come per il referendum contro i giudici – la carta della convenienza qualora il PD vincesse le elezioni. Un po’ come la favola della Regina Cattiva che offre la mela avvelenata a Biancaneve! E’ augurabile che la Schlein non cada nella trappola: Nessun contatto con chi ha sempre ostinatamente ignorato ogni possibilità di dialogo. Il cosiddetto “Campo largo” (perché non chiamarsi “Alternativa Democratica”?) dovrebbe invece far cadere la proposta, che sa tanto di “ultima spiaggia”, e metterne a punto una propria, da inserire nel programma da sottoporre all’esame degli elettori con la garanzia di approvarla nei primi 100 giorni del nuovo Parlamento.

Gli italiani, e lo hanno dimostrato tornando a votare per il referendum, vogliono di nuovo contare come negli anni della Prima Repubblica. Quindi, scelta dei futuri parlamentari con il ritorno al proporzionale e “no” alle liste bloccate dovrebbero essere le basi della nuova legge, e nessun premio di maggioranza. Tutto il resto, dall’entità di un’eventuale soglia di sbarramento ai Collegi, verrà dopo.Non ci vuole né l’ “ascolto”, perché si sa già tutto, né le “primarie delle idee”, ma lavorare ad un programma comune ancorato a poche ma concrete tematiche come sanità, salari, bollette, fisco, oltre ad una buona riforma elettorale.Come mai, dopo il “Mattarellum”, sono seguiti negli ultimi venti anni altri tre diversi sistemi elettorali: Porcellum, Italicum, Rosatellum? E perché il governo, che proprio in questi giorni ha toccato il record di durata, vuole il Melonianum o Stabilicum? Tutti battezzati con questo ironico latino maccheronico da un Parlamento, composto infatti da deputati e senatori in prevalenza ignoranti.Ce lo chiediamo e se lo chiedono gli italiani?

PdA

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