Punture di spillo 2026
E’ certamente auspicabile che, quando si vota, le urne indichino con chiarezza il vincitore ma, se il “popolo sovrano” – vittima di un “finto” bipolarismo – dovesse eventualmente sancire un pareggio, non è corretto parlare di inciucio. Intanto perché non possiamo parlare di “bipolarismo” in un Paese con una decina di partiti “costretti” a coesistere in due coalizioni elettorali create artificiosamente dai leader delle rispettive forze politiche egemoni dell’uno e dell’altro schieramento.
Per esempio nella Destra, che fa capo a Giorgia Meloni, sono più i motivi di divisione che quelli di accordo sia con la Lega di Salvini che con Forza Italia eteroguidata dai figli maggiori di Berlusconi. E il record di voti di fiducia di questo Governo non ha precedenti, e lo sta a dimostrare! Analogo discorso va fatto per le Opposizioni, divise anch’esse soprattutto in politica estera ma non solo.
E poi – e siamo al secondo motivo che esclude l’inciucio – perché è la Costituzione a stabilire l’autonomia di ogni singolo parlamentare. La Carta non è infatti un elastico che ognuno tira dalla propria parte a seconda della convenienza. Così come la stabilità di un governo non è un fine ma il mezzo per “fare cose”. Quelle che la Destra non è riuscita a fare in quasi quattro anni.I tre ”cavalli di battaglia” di Meloni quando ha vinto le elezioni sono stati: più sicurezza, meno tasse e lotta all’immigrazione irregolare. Sulla sicurezza siamo a cinque decreti, tutti approvati con voti di fiducia a dimostrazione delle divisioni interne. Le tasse sono aumentate come il numero degli sbarchi.Inoltre la Ducetta, per far “saltare” la Costituzione antifascista che non ha mai sentito “sua”, era partita con il presidenzialismo ma, nell’impossibilità di scontrarsi con la popolarità di Mattarella, ha ripiegato sul premierato destinato però a decadere a fine legislatura.Come materia di scambio aveva proposto alla Lega l’Autonomia, bocciata nei provvedimenti attuativi dalla Consulta, e agli eredi di Berlusconi una riforma per “punire” i giudici, ma sulla quale il “popolo sovrano” le ha fatto prendere una musata che ha rischiato di cambiarle i connotati del viso.A questo punto la Premier è entrata in confusione, si è resa conto ad un anno delle elezioni che la batosta referendaria e l’essersi “appecoronata” su Donald Trump le hanno fatto perdere consensi, e ha deciso di mettere mano ad una riforma elettorale che le consenta di rimanere ugualmente a Palazzo Chigi.
Un’esigenza che in quattro anni la “Statista” della Garbatella avverte solo ora dopo l’esito del referendum, anche se è un problema che nella seconda Repubblica ha riguardato un po’ tutte le forze politiche. Lo ha fatto il centrosinistra nel 2001 ed ha perso le elezioni, inutilmente hanno replicato i 4 Saggi” di Berlusconi nel 2006 riuniti in una baita a Lorenzago di Cadore, ora ci prova Meloni. Rischia di non avere i voti sufficienti ed allora punta su di un premio di maggioranza “monstre”. L’è andata bene nel 2022 per le divisioni del campo avverso. Spera ora in un secondo “miracolo”. Ma, come si dice, non c’è due senza tre! Tutto per non tornare nei… sotterranei di Colle Oppio a provare a formare una nuova classe dirigente.Non lo dice ma con i Donzelli, i Bignami e molti degli attuali ministri non si va lontano.
PdA