RICORDI DI UN DUDE

Beaumont sur Mer –

Secondo alcuni giornalisti americani, gli Stati Uniti stanno vivendo una spaccatura in cui passioni intense, tra cui rabbia politica, disillusione e valori mutevoli, spesso prevalgono sul discorso razionale. La copertura mediatica evidenzia un patriottismo ai minimi storici, alimentato da delusioni emotive e dalla difficoltà di conciliare la passione personale con la realtà finanziaria.

Un recente sondaggio nazionale condotto su 2.500 adulti ha rilevato che la maggior parte degli americani ritiene che il patriottismo stesso, oggigiorno, divida gli americani più di quanto li unisca. La ricerca, condotta da sondaggisti indipendenti presso scoperto che il patriottismo va in diverse direzioni, anche se tutti vogliono ricomporlo.In breve, molti americani ritengono che le istituzioni che dovrebbero rafforzare i valori condivisi si stiano attivamente erodendo. Si tratta di una scala da 0 a 100 progettata per rilevare quanto le persone dichiarano di sentirsi patriottiche oggi e per monitorare l’evoluzione del patriottismo nel corso dell’anno a venire. I risultati iniziali rivelano una netta divisione generazionale.

Nonostante la confusione e le emozioni che circondano il patriottismo americano, il desiderio di un rinnovato senso di unità è forte. Circa 8 americani su 10 ritengono importante avere un concetto di patriottismo che unisca ampi gruppi di cittadini. Circa 7 su 10 affermano che è essenziale avere una versione di patriottismo in grado di unire le persone, soprattutto al di là delle divergenze.

“Non bisogna estinguer la passione colla ragione, ma convertir la ragione in passione.” Giacomo Leopardi.

Da un punto di vista europeo, passione e ragione non sono opposte, bensì forze complementari che guidano la liberazione dell’umanità dallo sfruttamento capitalistico e la realizzazione del potenziale umano. La passione è vista come la “forza essenziale dell’uomo”, un’energia profonda necessaria per la rivoluzione, mentre la ragione informa la comprensione scientifica della storia, la lotta di classe e lo sviluppo di una società razionale e collettiva.Gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta rappresentarono un periodo oscuro per il movimento eurocomunista, che si trovò ad affrontare un vero e proprio prolungamento della profonda controrivoluzione che si era abbattuta sulla classe operaia negli anni Trenta e Quaranta, ma questa volta dominata dall’immagine di un capitalismo trionfante che sembrava essersi ripreso – forse definitivamente – dalla catastrofica crisi degli anni Trenta. Si trattava del trionfo, in particolare, del capitale statunitense, della democrazia, di un’economia che era passata relativamente in fretta dall’austerità del dopoguerra al boom dei consumi della fine degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta. Certamente questo periodo “glorioso” ebbe anche il suo lato oscuro, soprattutto l’implacabile confronto tra i due giganti imperialisti con la sua proliferazione di guerre locali e la minaccia incombente di un olocausto nucleare. Parallelamente, nel blocco “democratico”, si registrò una vera e propria ondata di paranoia nei confronti del comunismo e della sovversione, esemplificata dalla caccia alle streghe maccartista negli Stati Uniti. In questo clima, le organizzazioni rivoluzionarie, laddove esistevano, risultarono ancora più ridotte di dimensioni e ancora più isolate rispetto agli anni ’30.

La sinistra comunista italiana, prima della guerra, nella forma della Frazione in esilio, aveva dato un contributo insostituibile alla nostra comprensione dei problemi della transizione dal capitalismo al comunismo. Tale contributo si fondava anche sulle basi marxiste poste dalla corrente di sinistra in Italia durante la fase precedente, quella della seconda guerra mondiale dell’ondata rivoluzionaria del dopoguerra; e dopo la seconda guerra imperialista, l’eredità teorica della sinistra italiana non è scomparsa nonostante gli errori e gli scismi che hanno afflitto il PC italiano. In questo periodo, è impossibile ignorare l’interazione, e spesso l’opposizione, di due figure di spicco di questa corrente: Onorato Damen e Amadeo Bordiga.Durante i giorni tempestosi della guerra e della rivoluzione, dal 1914 al 1926, Damen e Bordiga dimostrarono chiaramente la capacità di opporsi all’ordine dominante, caratteristica distintiva di ogni militante comunista. Damen fu incarcerato per aver fomentato la guerra; Bordiga lottò instancabilmente per sviluppare l’attività della sua fazione all’interno del Partito Socialista e poi per promuovere una scissione con l’ala destra e i centristi, al fine di formare un partito comunista fondato su solidi principi.

Gigino Adriano Pellegrini

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