Punture di spillo 2026
Quasi sempre, verso la fine di una legislatura, si cerca di riformare la legge elettorale sulla base delle convenienze di chi sta governando. Lo ha fatto la Destra di Silvio Berlusconi, lo ha scimmiottato la Sinistra, lo sta tentando anche Giorgia Meloni, in difficoltà dopo la “sberla” del referendum e ben conscia di un Paese deluso dall’arrivo della Destra a Palazzo Chigi. Il Mantra, allora, diventa la governabilità e la si sfrutta per battere l’opposizione attraverso furbizie costituzionalmente più o meno corrette come sbarramenti strumentali, premi abnormi, o altro ancora. Ed è un errore perché compito di un sistema elettorale che funziona non è la stabilità di un governo ma un’efficace rappresentanza di tutte le forze in campo. La Sinistra è forte al Sud? A chi importa che sia ben rappresentata: Via i collegi uninominali. Questa, per esempio, la ricetta della Premier per restare a Palazzo Chigi. Ovviamente con liste bloccate e senza quelle preferenze che dai banchi dell’opposizione un tempo invocava. La verità è che il vero nemico della governabilità sono le coalizioni farlocche che, una volta vittoriose, non tardano a presentare il conto al Presidente del Consiglio di turno.
Un esempio? Il generale Vannacci ha lasciato la Lega e si è posto alla destra della Destra. Ne consegue che, per ora, viene escluso da qualsiasi accordo. Bene, se i sondaggi dovessero prevedere un pareggio tra i due schieramenti, Vannacci entrerebbe sicuramente nella coalizione che appoggia la Meloni. E lo stesso discorso varrebbe per Calenda a Sinistra.
E queste sono coalizioni sulle quali un Presidente del Consiglio può contare a di là delle espressioni di circostanza di lealtà e compattezza? I governi non cadono per la forza delle opposizioni ma per il venir meno di coalizioni che vengono costruite al solo scopo di ottenere il maggior numero possibile di seggi in Parlamento, alla faccia della sua necessaria rappresentanza. Per restare agli ultimi governi, così è avvenuto con il “Conte 1” con Salvini, il “Conte 2” con il PD, e con Mario Draghi.E così sarà anche per le prossime elezioni. Spesso non si ricorda che per ora la nostra Costituzione non prevede né il Presidenzialismo né il Premierato, che in qualche modo giustificherebbero la necessità della governabilità. La nostra è invece una repubblica parlamentare che chiede di essere rappresentata al meglio. La Costituzione non lo dice esplicitamente ma si può agevolmente desumere attraverso l’assetto dei poteri tra gli articoli 1, 55 e soprattutto 92 e 94.Chi si sta occupando della nuova legge elettorale lo tenga ben presente. Se ci riesce….
PdA