PRIMARIE: UN REFUGIUM PECCATORUM CHE IN ITALIA NON SERVE

Punture di spillo 2026

Le Primarie le abbiamo copiate dagli Stati Uniti come alla fine della guerra nel 1945, con l’arrivo degli americani, abbiamo importato la Coca Cola. Solo che nessuno ci aveva detto che andava bevuta fredda per cui, con il caldo dell’estate, non ebbe fortuna. Da noi è esplosa quando ci hanno suggerito di berla ghiacciata.

Discorso analogo per le Primarie in Italia: Un primo importante esempio, dopo alcuni sporadici episodi locali, lo si è avuto nel 2005 quando il centrosinistra scelse il suo candidato alle politiche dell’anno successivo.

Anche se qualcuno parlò di “primarie truffa” per l’eccessivo numero di votanti in un solo giorno, fu indicato con grande successo Romano Prodi che già nel 1996 era stato Presidente del Consiglio. Solo che in quel caso fu scelto attraverso un accordo politico tra i segretari dei partiti mentre nel 2005, appunto, attraverso le primarie. Due criteri diversi che comunque non gli hanno portato fortuna. La prima e la seconda volta fu costretto a dimettersi dopo un paio anni.

Come si vede il sistema regge negli Usa, anche se rischia di partorire figure come Trump, ma non Italia dove, accanto agli iniziali entusiasmi, stanno emergendo significative perplessità. Le primarie infatti, se non servono ad incoronare con un “plebiscito” un leader già scelto, come avvenne per Prodi nel 2025, sono solo una competizione per la guida di un Partito o di una coalizione di governo. E a mio avviso sono sbagliate nel primo caso e divisive nel secondo.

L’intelligenza di un politico sta nel capire, in assenza di un accordo preventivo, che possono trasformarsi in una lotta senza esclusione di colpi con… morti e feriti. Le avvisaglie ci sono tutte: Nota la volontà di Elly Schlein di sostituire Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Ma non è la sola. A spoglio del referendum ancora in corso, ma con risultato già acquisito, si è fatto vivo “Giuseppi” che muore dalla voglia di tornare per la terza volta alla guida del Governo. Ce la può fare? Sembra di sì, puntando su alcune “storiche” divisioni nel PD. La saggezza dei vecchi democristiani suggerirebbe alla “Svizzerotta” di salvare il campo largo, sul quale sta testardamente lavorando, “cedendo” ai desideri del Presidente dei 5 Stelle ma mantenendo al Pd, partito più grande della futura coalizione, la guida politica. Negli anni della tanto bistrattata ma gloriosa Prima Repubblica avvenne con Spadolini e Craxi. Oggi invece si rischia di andare ad uno scontro che la segretaria del PD rischia seriamente di perdere a danno di quella stabilità che giustamente oggi può vantare Giorgia Meloni.Nel maggio 1947 Alcide De Gasperi “azzardò” la fine della collaborazione con il PCI dimettendosi e mandando a casa l’allora Guardasigilli Togliatti. Vinse le successive elezioni segnando la svolta centrista con l’esclusione delle Sinistre dal Governo che portarono l’Italia nel 1960 ad ottenere l’oscar della lira.Ma Elly Schlein non è De Gasperi!

PdA

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