Punture di spillo 10/26
Ennesima divisione a sinistra, e nel PD, dove il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge sull’antisemitismo. Compatta la maggioranza di governo cui si sono aggiunti Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi e una minoranza dem di area riformista. Astenuto invece il corpaccione del PD mentre hanno votato contro M5S e Avs.
Un caleidoscopio di posizioni che si è ripetuto nel dibattito in Parlamento sulla “guerra” in Iran e che dovrebbe far riflettere su come affrontare le politiche del prossimo anno per impedire una riconferma di Giorgia Meloni.
Perché la “cifra” della Sinistra è sempre la stessa: la divisione. Su tutto. Mentre a destra – forse per assenza di teste pensanti – ci si appecorona, a sinistra tutti si sentono “capoccioni” per cui diventa difficile raggiungere l’unità. Ma quelli di oggi, purtroppo per loro, non sono quelli di ieri. Il Palazzo ha avuto i Togliatti, i De Gasperi, i Moro, i Nenni, i La Malfa. Uomini di grandissime qualità umane e politiche che, in momenti difficili della nostra storia repubblicana, hanno saputo trovare punti di convergenza. E così si è riusciti a raggiungere indenni primi sessant’anni. Poi sono arrivate le “nuove” Sinistre e sono cominciati i sottili “distinguo” e con loro i…dolori! Per due volte Romano Prodi è riuscito a metterle insieme e per due volte i “capoccioni” lo hanno fatto cadere. Di contra la Destra “di bocca buona” – prima con Berlusconi ed ora con Meloni – ha saputo come sempre accantonare le divergenze, pragmaticamente governare per gran parte degli ultimi venti anni ed attentare alla Costituzione sulla quale il Governo ha giurato.
Un esercizio di “umiltà” che le Opposizioni non riescono a fare. E più grave è che la lezione del 2022 non è servita! Siamo arrivati al quarto anno di governo e ancora nessuno ha pensato che cosa in concreto proporre al Paese, preferendo trastullarsi sul futuro candidato presidente. Serrare le fila negli ultimi tre mesi di campagna elettorale – se questo è il disegno dei capoccioni – non serve. Già è difficile convincere la gente alle urne, impossibile ottenerlo se programma e leader si definiscono alla vigilia del voto e con una legge elettorale che i “sarti” di via della Scrofa si stanno cucendo addosso. Il disegno dei “postfascisti” è chiaro: ripresentare la ragazzotta della Garbatella, rivincere le elezioni giocando sulla dabbenaggine delle Opposizioni, con un premio di maggioranza “bulgaro” riprendersi Camera e Senato, approvare il Premierato e, dopo Mattarella, “occupare” il Colle con la stessa Meloni o con un suo “prestanome”.
Il fine ultimo sarà quello di fare “carta straccia” di una Costituzione che questa Destra ha sempre sentito estranea. E’ quello che nei fatti vuole la Sinistra?
PdA