MELONI E SCHLEIN: DIO LE FA E POI LE ACCOPPIA

Punture di spillo 5/26 –

Ci si chiede quanto potranno durare Giorgia Meloni ed Elly Schlein, accomunate da un destino che le vede “diverse” ma tutte e due “abili” nello scansare i veri problemi. L’una con un ex compagno ed una figlia, l’altra molto riservata nella vita privata ma con una compagna. Meloni proveniente dalla Garbatella, Schlein dalla Svizzera.

Così diverse ma così uguali nell’affrontare situazioni che richiederebbero più coraggio. Sono oramai quattro anni che la Presidente del Consiglio ha preso possesso di Palazzo Chigi. Eppure le decisioni prese sono tutte scontate, in linea con la sua provenienza politica e quindi destinate ad essere presto dimenticate.

Meloni si “accoda” al programma elettorale e “non guida” come farebbe un leader, ma segue quello che vuole il suo elettorato. E non sempre ci riesce. Ciò nonostante il consenso, essendo fideistico, non viene scalfito. Per ora… Con un triplo salto carpiato, e senza alcun imbarazzo, dimentica gli “osanna” al poliziotto di Rogoredo, che lei e la Destra avevano sbandierato per portare acqua alla propaganda anti PM, e rinnega lo scudo penale contenuto nell’ultimo decreto sicurezza. Orban si mette di traverso bloccando i fondi europei per Kiev, ma la Presidente del Consiglio non dice niente e, da “sovranista”, è favorevole al principio dell’unanimità che impedisce all’Unione di avere una sua voce e farsi sentire nelle crisi mondiali.

Non parliamo poi del suo “amico” Trump che “gioca” con i dazi come un bambino con i dadi. E lei, niente! Zitta per non disturbare il Tycoon americano. Sono passati 3 giorni e dalla Premier silenzio assoluto.Anche sull’Ucraina, l’iniziale fermezza ereditata da Draghi comincia a traballare quando Giorgia si è accorta che Donald “amoreggia” con Putin. Nei rapporti con i giornalisti, neppure a parlarne. Una sola conferenza stampa lo scorso anno e per ora restiamo in attesa di sapere cosa pensa di tutto quello che succede in Italia e nel mondo. Ancora siamo fermi alla ”carrellata” di domande e risposte dell’incontro con la stampa di inizio gennaio. In compenso, la Premier, tra un viaggio e l’altro nell’ “orbe terraqueo”, ha trovato il tempo di dirci che non andrà al festival di Sanremo! Insomma parla di altro per non parlare di quello che le avviene tutto intorno e che lei volutamente ignora.

Con la segretaria del PD la musica non cambia. La Schlein sa che una minoranza del Partito non condivide la sua linea politica e sa che su di una per la guida del Governo esistono perplessità ma “testardamente” tira dritto. Anzi, per non decidere, s’inventa una campagna d’ascolto nel Paese e guadagna tempo confidando nelle Primarie, uno strumento destinato, prima delle elezioni, a dividere e non unire.Qualcuno ricordi alla “Svizzerotta” che per ben due volte ne ha beneficiato un certo Prodi, che proprio nessuno non era. Eppure, sempre per ben due volte, dopo un paio d’anni il Professore si è visto costretto ad alzare bandiera bianca.Se in un grande Partito – e il PD lo è anche per merito della Schlein – esistono diversi orientamenti come l’invio di armi in Ucraina, un segretario deve affrontare il problema ben conscio che al suo interno c’è una componente che la pensa diversamente e in linea con i pensiero di altri alleati: Conte, Bonelli, Fratoianni. In questo caso le Primarie non servono anche perché i sondaggi ci dicono che altri candidati avrebbero maggiori chances: addirittura Conte, il sindaco di Genova Silvia Salis e qualcuno suggerisce, per il voto nel sud, anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

PdA

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