Ferruccio de Bortoli scrive che noi europei siamo troppo “educati e deboli” per rispondere come si dovrebbe alla sfida di Trump. Mario Monti vede nel documento del presidente americano “disprezzo e intimidazione” e ritiene “necessario e urgente” che Giorgia Meloni chiarisca la sua posizione sull’Europa. Ma la Premier continua ad essere ambigua e parla di parole “solo un po’ assertive”. Dice addirittura di “condividerle” cercando ad un tempo di non accentuare l’isolamento nel quale, di fatto, i partner europei l’hanno cacciata. Dopo un anno di tira e molla.
Arrivata a Palazzo Chigi sull’onda del suo dichiarato antieuropeismo, ideologicamente vicina ad Orban e Le Pen, la ragazzotta della Garbatella ha cercato di darsi una verniciata consigliata dal suo predecessore, Mario Draghi, che nei primi mesi le ha aperto le porte dei salotti internazionali cominciando a frequentarli con un po’ di disagio e molta prudenza.Il sogno segreto era di diventare una nuova Merkel pur non avendone né la statura politica né la cultura che non si acquisisce un tanto al chilo, come al mercato! Su questo Draghi ha potuto fare poco, anzi niente. Poi è arrivato Trump alla Casa Bianca, le ha fatto un po’ di moine interessate, e la “Bimbotta” ha sbroccato finendo tra le sue braccia e quelle del più aitante Musk per il quale la UE sarebbe da abolire.La Premier ha gettato la maschera e ora L’Italia, uno dei 6 paesi fondatori dell’Unione, si deve dare una regolata. Le Opposizioni – che unite hanno anche di recente vinto – debbono mettere da parte le divisioni di parte e lavorare seriamente ad una “riscossa democratica” che impedisca alla “Fascistella” (perché lo è nelle ossa) di vincere le politiche del 2027.Di tempo non ce n’è molto. La Destra, cosciente di essere numericamente minoritaria, sta lavorando ad una nuova legge elettorale per restare a Palazzo Chigi un’altra legislatura, impossessarsi anche del Quirinale e sgretolare del tutto il nostro impianto costituzionale.Schlein e Conte debbono incontrarsi – anche segretamente se serve – per chiarirsi e gettare le basi di una solida alleanza in grado di resistere ai colpi bassi e agli attacchi della Destra che non mancheranno.Uniti si vince, lo si è visto ma non basta. La coalizione va estesa anche a quei moderati che non sono andati a votare perché non si sentono rappresentati negli attuali schieramenti.Ai tempi dell’Ulivo fu creata la Margherita. L’esperienza durò poco perché rabberciata all’ultimo momento e su di un programma “monstre”. In una legislatura non ci si può occupare di tutto. Serve invece focalizzarsi solo su temi che i cittadini ben conoscono e che l’attuale governo, anche per divisioni interne, ha ignorato del tutto o annacquato. Alla gente interessano soprattutto i salari, la sanità, la scuola, la sicurezza e l’UE. Ed è molto. Per cui, anche su questi argomenti, andranno create delle priorità.
Ma prima del voto: Patti chiari e amicizia lunga.In un secondo momento – al limite in una futura legislatura – ci si potrà occupare di altro. Ma gli elettori lo devono sapere quando andranno a votare. Così come va detto a chi verrà affidata la guida di questa “riscossa democratica” indicando per i principali dicasteri una rosa di ministri che, al momento, verranno sottoposti al Capo dello Stato.Per questo non servono le primarie, opportune se si vuole nei singoli partiti, ma divisive in una coalizione. Non sarà un’impresa facile, dato anche lo scenario internazionale. Ma occorre muoversi fin da ora, senza alzate d’ingegno, se le Opposizioni vogliono chiudere questa parentesi nefasta per l’Italia e per l’Unione Europea. I numeri ci sono, serve la volontà!
PdA