All’inizio degli anni ’60 Aldo Moro “aprì” ai socialisti di Pietro Nenni e una quindicina di anni dopo “sdoganò” il PCI di Enrico Berlinguer. Oggi non ci sono più né Moro, né Nenni e purtroppo neppure Berlinguer, ma la storia – anche se non negli stessi termini di ieri – si ripete e chiede uno sforzo per riportare al voto almeno una parte di coloro che se ne stanno a casa. Diversamente si resta inchiodati a due schieramenti l’un contro l’altro armati, prigionieri delle rispettive ideologie, dove la vittoria ancora una volta verrà affidata alle alchimie di una legge elettorale.
A Destra si pensa a modificarla per continuare a restare a Palazzo Chigi mentre le Opposizioni hanno capito che si vince solo se tutte insieme.
Ma è così? Non sembra. Il “testardamente uniti” di Elly Schlein non è un dogma. Non lo è per Giuseppe Conte che accarezza l’idea di guidare, lui, lo schieramento anti Meloni. Non lo è per una parte del PD, ancora attraversato da correnti e correntine. E non lo è neppure per la Segretaria che nei sondaggi non riesce a schiodarsi dal 21/22 per cento di consensi. Ed ha ragione la… Trumpetta de’ noantri quando, provocatoriamente, s’interroga su chi sia oggi il leader avversario e la mette in difficoltà invitando ad Atreju proprio Conte che non ci mette un minuto ad accettare. Ben sapendo la reazione dell’ alleata.
Ecco, le difficoltà delle Opposizioni stanno proprio nel rapporto non proprio amichevole di Schlein e Conte, soprattutto dopo lo scambio di accuse per il mancato confronto “orchestrato” da quella furbacchiona della Meloni. Il presidente dei 5 Stelle non rinuncia, per ora, alla leadership della coalizione mentre la segretaria del PD non fa nulla per allargarla.
In quale direzione? Verso il recupero di una parte di quel 60 per cento di Italiani che, anche di recente, ha disertato le urne perché non ce la fa a votare per la Destra di Meloni e Salvini ma considera il PD troppo appiattito sulle posizioni politiche degli alleati di Sinistra.
Piaccia o non piaccia, le elezioni – se si esclude la parentesi nefasta di Enrico Letta – si vincono ancora al centro dove manca una componente che rappresenti la Margherita della stagione dell’Ulivo. Cioè i moderati, senza i quali neppure Prodi sarebbe riuscito a battere per ben due volte, sia pure sul filo del rasoio, Berlusconi.
Ecco, la Schlein dopo il successo di un PD al 21/22 per cento, deve fare uno sforzo in più: guardare anche al Centro dello schieramento di Sinistra e dare la possibilità a Matteo Renzi di “arredarsi” la Casa dei moderati.
Una tesi talmente vera che la stessa Meloni e Marina Berlusconi si stanno muovendo nella stessa direzione: La Premier offrendo più spazio al “vassallo” Tajani e così rendere meno determinante Salvini, la primogenita del Cavaliere puntando a sostituirlo con un elemento di maggiore richiamo per i moderati come ad esempio Letizia Moratti, dal 2001 al 2006 Ministro dell’Istruzione e per altri cinque anni Sindaco di Milano.
Credo che le prossime politiche saranno vinte da chi vincerà questa sfida, da chi riuscirà a catturare per il proprio schieramento il voto dei moderati!
PdA