A DESTRA LA MAMMA DEI CRETINI E’ SEMPRE… INCINTA

In terra caecorum… Arrivata a Palazzo Chigi più per l’ottusità politica di quel bravo “ragazzotto” di Enrico Letta – che preferì affrontare “in solitaria” le elezioni del 2022 – che per propri meriti, Giorgia Meloni da quasi quattro anni percorre questo fine di legislatura in equilibrio su di un asse: ora di qua, ora di là.

Se esistesse, meriterebbe l’oscar per l’equilibrismo. Lei è furba ed opportunista. Ma chi le sta attorno… Prendiamo il caso di Ignazio Benito La Russa. Eletto anche lui non per meriti particolari alla Presidenza del Senato, avrebbe potuto sfruttare l’occasione per entrare, al momento, nel novero dei Quirinabili. Con la sua storia personale alle spalle forse non ce l’avrebbe fatta ma, come per la “ragazzotta” della Garbatella”, mai dire mai! E’ accaduto a lei, sarebbe potuto accadere al “figlio della Lupa”.

E invece no! La seconda carica dello Stato ha esordito con una serie di fregnacce, a cominciare dal busto di Mussolini a casa sua per continuare con i nazisti di via Rasella da lui trasformati in una “banda musicale di semi pensionati”, ed altre perle che stanno caratterizzando la sua Presidenza fino alla richiesta di dimissioni del consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani.

La storia, aperta maldestramente da Maurizio Belpietro su “La Verità” e cavalcata alla Camera da quel genio di Galeazzo Bignami, si era in qualche modo chiusa. Si fa per dire! Anche se l’attacco al Quirinale non è esploso per caso.

A riaprirlo, ci ha pensato proprio La Russa, che ha voluto tenere aperto il caso invitando Garofani a lasciare l’incarico, ma poi costretto dalla Premier a richiuderlo con una toppa ipocrita peggio del buco: “mai chiesto le dimissioni”! E che dire di Maurizio Gasparri, anche questa volta inopportuno e qualcuno dice sempre “inutile”? Nel giorno in cui la Premier incassa in Campania una batosta clamorosa con il “suo” candidato Cirielli, non tocca palla in Puglia e in Veneto viene surclassata dalla Lega di … Zaia, Gasparri appunto ricorre al risultato della tornata elettorale della Val d’Aosta per dire che la Destra vince per quattro a tre. Della serie: vai avanti tu che a me vien da ridere.E gli altri “Arditi” della Presidente del Consiglio non si differenziano: dalla Santanché incollata alla poltrona, ai Delmastro, allo stesso ministro Nordio del quale non si riesce a capire se preferisca il Campari o lo Spritz. Comunque sempre alcolici.

Questi sono i compagni di viaggio della Premier che, se non riuscirà a convincere gli alleati recalcitranti a cambiare per convenienza la legge elettorale, sembra destinata a lasciare molto presto Palazzo Chigi per la villona con 18 stanze e piscina di Mostacciano.

E il cosiddetto “campo Largo”? Non sono tutte rose e fiori e già affiorano le prime crepe. E non su cose di poco conto: il riarmo e la probabile nuova legge elettorale che Meloni cercherà di imporre alla coalizione di Destra. Ebbene, il PD si dice contrario mentre i Cinque Stelle preferirebbero un sistema proporzionale.

E non sono passate neppure 24 ore dall’esito del voto…

PdA

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