Chi avrebbe mai detto che il “cameriere” di casa Berlusconi, sia pure involontariamente, avrebbe finito per mettere nei guai l’astuta Giorgia Meloni? Il “moscio” Tajani le ha infatti caricato sulle spalle, come bandierina di Forza Italia, la riforma della giustizia targata Nordio della quale la Premier avrebbe fatto volentieri a meno, ben ricordando che AN – e quindi i Fratelli d’Italia di La Russa e Mantovano – è sempre stata contraria.
Ma la realpolitik è questo: per portare a casa il premierato, sul quale allora puntava come “ la madre di tutte le riforme” occorreva cedere a Salvini l’Autonomia, che per cultura non fa impazzire Fratelli d’Italia, e a Tajani il “pallino” di Berlusconi sulla giustizia. E, mentre le prime due riforme sono ancora in cantiere, la separazione della carriere è andata invece in porto in attesa del si del referendum confermativo previsto dalla Costituzione.
Tajani è soddisfatto, un po’ meno Meloni che, dopo aver definito “storico” il risultato, adesso è un po’ più guardinga cercando di non intestarsi un referendum che comunque sarà su di lei e che potrebbe perdere. La Premier lo teme e nel Governo c’è ora una gara a sostenere che la consultazione riguarderà soltanto il merito della riforma. Ma così non è. proprio per la modalità che la Destra ha voluto imprimere alle discussioni parlamentari: 4 letture, blindate, senza alcuna apertura verso le opposizioni.
Piero Calamandrei – proprio non il fruttarolo della Garbatella – diceva che “i banchi del governo devono restare vuoti” quando si scrive la Costituzione. Esattamente il contrario di quanto avvenuto alla Camera e al Senato con la separazione delle Carriere dei magistrati. Al referendum confermativo, volenti o nolenti, non si voterà sul merito della riforma ma su Giorgia Meloni e allora, paradossalmente, la Ducetta farebbe bene a metterci il cappello: a quel punto il voto sarà ideologico e potrebbe compattare la Destra.Diversamente, se la Premier – com’è sua abitudine – si nasconderà, saranno le opposizioni a compattarsi per costringerla alle dimissioni. Certo, può contare su di una maggioranza bulgara ma a quel punto sarà difficile resistere. Il voto è segreto e gli Alleati potrebbero farsi due conti.Un bel grattacapo che le ha provocato il “moscio” Tajani!
PdA