LA “MEMORIA CORTA” PER TRUMP NETANYAHU E MELONI

L’aspetto indubbiamente positivo è che su Gaza non piovono più bombe, che i rimanenti ostaggi della strage del 7 ottobre di due anni fa sono stati liberati e che duemila detenuti prigionieri hanno lasciato le carceri israeliane. Di negativo c’è che tutto il resto del “cosiddetto” Piano deve essere ancora definito e che nessuno, nel giorno di festa, ha avuto il coraggio di ricordare i ventimila bambini uccisi in questi due anni da Israele, gli oltre cinquantamila mutilati e i tanti mesi di carestia ai quali Nethanyahu ha condannato la popolazione palestinese. Per non parlare delle migliaia di cadaveri che emergeranno al momento della ricostruzione.

Peccato che la scenografia dei festeggiamenti abbia evidenziato la “memoria corta”: di tutte le critiche che il mondo intero ha rivolto a Trump dal giorno della sua rielezione alla presidenza degli Stati Uniti, della mattanza di Netanyahu che da due anni sta aggiungendo benzina al fuoco per evitare il carcere, dell’opportunismo di Giorgia Meloni che sta cercando di intestarsi meriti che il suo Governo assolutamente non ha, avendo girato la testa dall’altra parte.

E qui tornano alla mente i quattro giudizi sprezzanti di Silvio Berlusconi: supponente, prepotente, arrogante e offensiva. Sorprende infatti la pretesa e il tempismo per cercare di ritagliarsi un ruolo, dopo due anni di silenzi, non appena è parso chiaro che il nuovo Piano del Tycoon americano potesse avere sviluppi.

Addirittura il Governo ci rivela un … inedito: di aver svolto di continuo, ma “con discrezione”, un lavoro silenzioso e costante. Poco importa che nessuno se ne sia accorto, l’importante e … raccontare e far credere! Peccato invece che la Meloni abbia omesso di ricordare di aver impedito la formazione di una maggioranza in Europa per adottare sanzioni contro Israele, di aver criticato con parole inopportune l’iniziativa umanitaria della flottilla, di non aver mosso alcun passo diplomatico per come la componente italiana è stata trattata nelle carceri di Tel Aviv, e di aver irriso alle manifestazioni pro Gaza, certamente non determinanti, ma che hanno salvato la faccia al Paese.Colpisce come, nonostante tutto questo, la Premier abbia dato per scontato l’invito ad essere a Sharm el Sheikh al momento della firma dell’accordo di pace. Forse, come tutti i vigliacchi, se è stata “arrogante”, come la definì Berlusconi, lo ha fatto perché sapeva di essere “protetta” dall’amico Trump.

Diciamo – ma Meloni non lo ha neppure letto – che non avrebbero guastato toni più soft, come quelli di De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi che, in un terribile pomeriggio del 10 agosto 1946 al Palais de Luxembourg, esordì dicendo di sentire che “tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”.

Altri tempi, altro stile! La nostra Statistella di Colle Oppio no. Si è accodata alla “Corte” di Trump. Per il resto: Supponente, prepotente, arrogante, offensiva.

PdA

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