MELONI E’ UN CONIGLIO CHE SCAPPA
E’ vero. La legge sui referendum prevede tre opzioni: il si, il no e…l’astensione. Ho messo i puntini perché la scelta, legittima, del non voto vuole rappresentare anche chi non è interessato alla consultazione popolare ed evita di “inquinarla” pronunciandosi in maniera affermativa o negativa.
Il caso dei referendum dell’8 e 9 giugno su lavoro e cittadinanza mi sembra però diverso perché diversa è la finalità di chi, contrario ai quesiti ma temendo il voto popolare favorevole, preferisce “vincere sporco”: ottenere lo stesso risultato facendo fallire la richiesta referendaria per mancanza di quorum. E’ già avvenuto in passato? Certo, ma non è un motivo valido per “aggirare” la volontà del legislatore che con l’introduzione del quorum non pensava a trucchetti e furbizie del genere. E poi: qual è la novità del “buon” governo della Destra? In che cosa si differenzia dalle “cattive” pratiche del passato? Dove e quando “la pacchia è cambiata”? Meloni ci ha abituato alle sue piroette ma stavolta è… scivolata.
E’ lecito pensare che molti di quelli che le hanno dato le chiavi di Palazzo Chigi immaginassero un premier “di svolta”, meno “acrobata”. E invece la Statista della Garbatella ha scelto la data del 2 giugno – quando per la prima volta nel 1946 le donne andarono alle urne – per dire che lei, donna e Presidente del Consiglio, non ci andrà. O meglio ci andrà ma non ritirerà le cinque schede. Bell’esempio! Davvero una goffa e incoerente “cattiva maestra”, allieva di un altro “cattivo maestro”: Ignazio Benito La Russa che, come seconda carica dello Stato, se ne fotte bellamente di dare il buon esempio. Goffa perché boicotta i referendum, ai quali è contraria, non spiegandone però i motivi ma con un vergognoso “raggiro” poco istituzionale per farli fallire.
Incoerente perché utilizza la volontà popolare “a la carte”, a seconda della convenienza. Nell’autunno del 2022 i voti le sono serviti per vincere, stavolta è meglio che la gente se ne stia a casa. La prossima, vedremo. E poi… si riempie la bocca di premierato!In realtà la Premier sa bene, con il disinteresse crescente della gente, che difficilmente i referendum raggiungeranno il quorum e quindi avrebbe potuto salvare la faccia e fare il “beau geste” di recarsi al seggio pur votando no. Non lo ha fatto perché il timore è un altro: non che vincano i si ma che i voti validi, pur non raggiungendo il quorum, superino i 12 milioni e trecentomila voti ottenuti nelle politiche del 2022 e nei fatti la… delegittimino.Il fatto è che governare significa scegliere e Meloni non vuole scegliere, galleggia. Da quasi tre anni è la sua filosofia: un po’ di qua, un po’ di là. Un po’ con Trump, un po’ con l’Europa.Lo conferma il silenzio sul massacro di civili e bambini a Gaza. Per smuoverla ci voleva il coraggio e lo sdegno del Capo dello Stato che – incontrando gli ambasciatori di tutto il mondo per la festa del 2 giugno – ha chiesto un immediato cessate il fuoco, definendo “illegale” l’occupazione e “disumano” condannare alla fame un intero popolo. Fino alle parole di Mattarella, Meloni e il Governo sono stati muti. Non sapendo cosa pensasse Trump, mai una parola di condanna. Alla fine, pressata dai giornalisti, la Premier si è limitata a dire di essere in linea con il Capo dello Stato guardandosi bene dallo spiegare perché il Governo non impone sanzioni a Israele. Semplice: E’ un coniglio che scappa!
PdA