ALMASRI: E MELONI INSISTERA’ SULLE “COLPE” DELL’EUROPA?
Il ministro Carlo Nordio avrebbe saputo nei tempi previsti dalla legge del mandato di cattura europeo nei confronti del torturatore libico Almasri. Il Governo (chi?) avrebbe informato via Arenula di limitare la diffusione della notizia. Nelle ore successive si sarebbe deciso (chi?) di “ignorare” i suggerimenti dei tecnici del Ministero. Come si vede, molti condizionali che presto si tramuteranno in passato prossimo perché il Tribunale dei Ministri è giunto alle battute finali ed ha convocato il Guardasigilli. Dopo di ché, deciderà se archiviare o chiedere alla Camera dei Deputati l’autorizzazione a procedere ed eventualmente indicare se siano ipotizzabili responsabilità a carico di altri.
E qui nasce il problema. Nordio – che nei giorni “caldi” del “caso Almasri” si era arrampicato sugli specchi, sui giornali e in Parlamento, per accusare gli “altri” (Corte Penale Europea e Procura di Roma) sarebbe indeciso se andare o dare forfait. Evidentemente, dopo aver gridato ai quattro venti di “non essere un passacarte”, il Ministro, come si dice, “tiene la coda tra le gambe” per l’eventuale reato di omissione di atti d’ufficio. Ma proprio questa sua titubanza desta perplessità sul suo operato.
Dalle testimonianze e dai documenti raccolti, emergerebbe che il Ministro sarebbe stato subito avvertito e che il giorno dopo (lunedì 20 gennaio) i tecnici di via Arenula avrebbero consegnato al Gabinetto una bozza di provvedimento da far firmare a Nordio e che avrebbe consentito alla Procura di Roma di trattenere in carcere Almasri. Quella bozza però (per indicazione di chi?) non fu firmata e il torturatore libico fu rimesso in libertà e riportato a Tripoli con un aereo dei servizi segreti italiani.
Una domanda: Il Guardasigilli ha fatto tutto da solo? Il Governo fu messo davanti ad un fatto compiuto? Non è chiaro perché, oltre a Nordio, sono indagati anche per peculato e favoreggiamento la stessa Premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Davvero una brutta pagina politico-giudiziaria che però non avrà alcuna conseguenza per gli indagati il cui eventuale processo dovrà essere autorizzato dalla Camera dei Deputati dove la Destra ha una maggioranza schiacciante.
Potrebbe invece “rischiare” il capo di Gabinetto Giusy Bartolozzi, al momento non indagata ma priva delle garanzie di cui godono parlamentari e membri di governo. Vuoi vedere, come dice un proverbio, che “il cetriolo, gira gira va sempre in c..o all’ortolano”?
PdA