IL PEGGIORE NEMICO DELLA MELONI E’ GIORGIA MELONI
Il peggiore nemico di Giorgia Meloni è Giorgia Meloni stessa, la sua supponenza, il credersi di essere diventata una Statista, di parlare con i giornalisti quando lei lo ritiene opportuno. E…senza domande. Un po’ come Ciriaco De Mita o Bettino Craxi che ti guardavano dall’alto in basso negli anni della prima Repubblica. Ma parliamo di due giganti della politica, loro non la Ducetta che deve il suo “sbarco” a Palazzo Chigi alla miopia e alle gelosie delle Opposizioni. Altrimenti…
La nostra Presidente del Consiglio non è stupida ma è insofferente e crede di bruciare le tappe per qualche “buffetto” della nuova amministrazione americana o per il Premier albanese che l’ha ricevuta in ginocchio e con le mani giunte. Un siparietto che il Primo Ministro albanese ha già fatto altre volte. Un garbato saluto o uno sfottò? Sarebbe interessante capirlo!
Era il 26 ottobre 2022 quando la Meloni, nel presentarsi alle Camere, si definì una “underdog”. Ma forse, già allora, non si riteneva tale e si abbandonò furbescamente ad una “captatio benevolentiae”. Da allora gli “scivoloni”, di forma e di sostanza, non si contano e sono quelli che le hanno tarpato le ali al momento di prendere il volo. Per impazienza ma anche per imperizia. Non sapendo che la politica della “sedia vuota” non paga perchè c’è sempre qualcuno che al volo ci si siede.
La vicenda ucraina è emblematica e si coniuga con la difficoltà della Premier di tenere unita una maggioranza che, al di là della narrazione, unita non lo è mai stata. Soprattutto per la Lega di Matteo Salvini che dal primo giorno di governo “soffre” la premiership di Giorgia Meloni e non perde occasione per crearle problemi.
I rapporti con l’Unione Europea e il riarmo sono le micce “a lenta combustione” che il segretario del Carroccio ha acceso e che tengono Meloni sui carboni ardenti convincendola a disertare il viaggio a Kiev dei Volenterosi. Solo che la Premier ha poi partecipato ad un vertice da remoto mentre ne ha disertato un terzo. Decisioni diverse. Perché? C’entra Salvini? C’entra Trump al quale fa comodo questo atteggiamento “freddo” dell’Italia?
E qui torniamo al discorso al Parlamento e al desiderio della Premier di bruciare i tempi per non essere più un’ “underdog”. La Statista della Garbatella avrebbe avuto un’altra strada per “crescere” politicamente: Convincere l’ex premier Draghi a far parte del governo come Ministro degli Esteri ed unico Vice Presidente al posto di due “bolliti” come Salvini e Tajani. Cosa avrebbero potuto fare? Non far nascere l’Esecutivo della Meloni? E dove sarebbero potuti andare?
Non era facile ma Giorgia, da intelligente, ci avrebbe dovuto convintamente provare. Certo, avrebbe governato per interposta persona, ma sarebbe cresciuta alla “scuola” di un Grande, noto e rispettato in tutto il mondo. Avremmo avuto un signor Ministro degli Esteri, non l’anonimo Tajani! E intanto la Ducetta sarebbe potuta diventare negli anni una nuova Merkel e la Garbatella sarebbe restata solo un ricordo. Chi le avrebbe più ricordato il “passato” di Colle Oppio o la militanza giovanile con i Donzelli e i Delmastro? Sarebbe stato un investimento per il futuro.
Il giovane Gianni Agnelli, dopo la morte del nonno, si affidò a Vittorio Valletta che – si racconta – nel luglio 1946 lo pose di fronte all’alternativa tra guidare la Fiat in prima persona oppure continuare a delegarne la gestione: “O lei fa il presidente – gli avrebbe detto – o lo faccio io”. E Agnelli che era intelligente ed evidentemente si sentiva ancora impreparato, rispose: “Lo faccia lei”. Nelle scelte ci vuole coraggio, lungimiranza e intelligenza. I have a dream, diceva nel 1963 Luther King. Sono passati 62 anni e tutti ancora lo ricordano. Avverrà pure con la Ducetta? Nutro seri dubbi.
PdA