Beaumont sur Mer
“Il fatto di cercare e dire la verità rinvia, più che a una tradizione umanista, a una tradizione del secolo dei lumi. Voltaire è stato davvero il padre di questo atteggiamento, ripreso più tardi da Zola … Il pericolo è stato di ricondurre abusivamente quest’atteggiamento a una posizione partigiana e politica. Voltaire e Zola, dunque, ma non Sartre. Come Voltaire e Zola, dunque, è un mio dovere parlare, dire ciò di cui sono convinto. In nessun caso sono però uno scrittore impegnato, partigiano, in nessun caso sono un maestro di pensiero”. Leonardo Sciascia.
I 133 cardinali, che si apprestano a finire sotto chiave nella Cappella Sistina, dovrebbero portarsi dietro tutti i ”Todos” di Francesco con relativo significato e le immagini degli ultimi di tutto il mondo che hanno accompagnato Francesco lungo i sei chilometri che separano il Vaticano da Santa Maria Maggiore, dove ha voluto essere seppellito Franciscus!Ha vissuto sulla sua pelle le conseguenze di un capitalismo predatorio e negli incontri con gli altri vescovi latinoamericani ha toccato con mano anche il dramma della distruzione delle risorse e del depauperamento dell’Amazzonia. Se in passato i pontefici hanno trattato questi due temi – la condanna delle storture del capitalismo e il rispetto per l’ambiente – in modo separato (e con enfasi diverse: Giovanni Paolo II non nascose mai la sua simpatia per la globalizzazione), per Francesco si tratta di considerarli insieme, come aveva fatto il santo di cui porta il nome, che alla difesa dei più poveri unì un’inedita (per quei tempi) attenzione al rispetto del creato. Il documento più importante del pontificato di Francesco è uno dei testi più influenti degli ultimi decenni, la Laudato si’, la prima enciclica papale (formalmente la seconda, ma la Lumen fidei del 2013 era stata scritta interamente da Ratzinger e semplicemente firmata dal nuovo papa).
Obiettivo di Francesco è stato, sin duda, promuovere una “ecologia integrale” dove la dimensione ambientale, economica e sociale siano strettamente interconnessi. ‘Aparecida’ è stata la prova generale dell’ arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio. I “signori cardinali” sono andati a prenderlo “quasi alla fine del mondo” nel conclave del 2013 decisero di provare a realizzare a livello globale la Chiesa che Bergoglio aveva in mente per l’America latina. Lo fecero vescovo di Roma. La Evangelii gaudium, il documento programmatico del pontificato di Francesco pubblicato a novembre del 2013, recepì quell’obiettivo. Francesco affiancò gesti concreti, a partire dalla scelta di compiere la prima visita apostolica a Lampedusa. Lui figlio di emigranti che scelse, attraverso il suo pontificato, condannando l’indifferenza nei confronti delle stragi dei migranti nel Mediterraneo, ribadita nel 2016 con la visita al campo profughi dell’isola greca di Lesbo. Scelte che lo porteranno in rotta di collisione con i movimenti sovranisti politici che proprio negli anni della grande crisi dei migranti videro moltiplicarsi i loro consensi in Europa, ma anche con i governi europei che alle ondate migratorie decideranno di rispondere con l’erezione di muri alle frontiere, a cui Francesco replicherà con l’invito a “costruire ponti”, un richiamo al significato letterale del suo ruolo di pontefice. Il fronte anti-bergogliano inizia a prendere forma all’indomani della pubblicazione della Amoris leatitia. Il 19 settembre 2016 quattro cardinali di spicco – Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner – pubblicano una lettera aperta che elenca una serie di dubia, ossia di perplessità sulla liceità teologica delle conclusioni sinodali. Sono domande molto forti, che tendono a mostrare come la leggera apertura del pontefice abbia come implicazioni il crollo dell’intera impalcatura della Chiesa.
Sarà il futuro a determinare quale ruolo abbia giocato il pontificato di Francesco per la storia del cristianesimo.
Gigino Adriano Pellegrini