FRATELLI E SORELLE BUONA SERA!

“Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza.” Papa Francesco.

Appena i nostri pensieri diventano parole e frasi tutto viene distorto, la lingua non è sufficiente, la uso perché costretto, ma senza porre nessuna fiducia in essa. Non riusciamo a capirci perché forse non lo si vuole. La frase non è mai ciò che si vorrebbe fosse: ‘è quella che è’. Scoprire onestamente ‘quello che è’ dovrebbe essere il compito di chi legge o ‘ascolta’, al di là delle convenienze, delle false interpretazioni o pregiudizi e degli usi.

Da tutto questo scaturisce che, una interpretazione, tendenzialmente oggettiva, può ‘sembrare’ o essere spesso, una interpretazione ‘soggettiva’ e tendenziosa poiché si è portati ha ‘velare’ la realtà trasformandola in qualcosa da utilizzare pro domo nostra.

La morte di papa Francesco, genera (o dovrebbe generare) una serie di cortocircuiti attinenti al significato generale (e non strettamente ecclesiale) del suo pontificato, a partire da due forti connotazioni programmatiche: la scelta del nome (mai avvenuta prima) e dunque di una chiara adesione al vangelo dei poveri e ad un certo stile di vita e, conseguentemente, l’enciclica – ben più che “ecologista” – intitolata Laudato si’.

Con la morte di Papa Francesco, perdiamo un leader raro che, in un’Italia governata da neofascisti e in un’Europa sempre più reazionaria, si è distinto per il suo sorprendente impegno etico, sociale ed ecologico.È vero che correnti di sinistra nel cattolicesimo sono esistite fin dal XIX secolo, ma hanno sempre incontrato ostilità da parte delle autorità romane. Inoltre, le tendenze clericali critiche al capitalismo sono state per lo più piuttosto reazionarie.

Cosa ci si poteva aspettare dal cardinale Jorge Bergoglio, eletto pontefice massimo nel marzo 2013? È vero che era latinoamericano, il che rappresentava già un bel cambiamento. Ma era stato eletto dallo stesso conclave che aveva intronizzato il conservatore Ratzinger, e proveniva dall’Argentina, un Paese la cui Chiesa non è nota per il suo progressismo, poiché molti dei suoi dignitari collaborarono attivamente con la sanguinosa dittatura militare del 1976.Con l’italo-argentino Bergoglio non fu così; secondo diverse testimonianze, aiutò persino i perseguitati dalla giunta militare a nascondersi o a fuggire dal Paese. Ma non si oppose nemmeno al regime – un “peccato di omissione”, si potrebbe dire. Mentre alcuni esponenti cristiani di sinistra come l’argentino Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace, sostennero sempre Bergoglio, altri lo consideravano parte dell’opposizione di destra ai peronisti di sinistra Néstor e Cristina Kirchner.

Non sono qui ad elencare le colpe della Chiesa nella sua lunga storia di potere, la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo. In una prospettiva radicale, forse utopistica, o, è il caso di dirlo, millenaristica, è chiaro dunque ciò che la Chiesa dovrebbe fare per evitare una fine ingloriosa. Dovrebbe evangelicamente passare all’opposizione. Per fare ciò dovrebbe prima di tutto negare se stessa.

Gigino Adriano Pellegrini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *