FRANCISCUS: IL GOVERNO AL VOLO “SILENZIA” IL 25 APRILE
Non c’è polemica ma la solamente la “diagnosi medica” di quanto il 25 aprile sia indigesto al Governo di Giorgia Meloni che ha preso al volo la morte di Papa Francesco per mettere la mordacchia alle manifestazioni, già programmate, per l’ottantesimo anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Nessuna sorpresa quindi, come scrive Mirella Serri, sul “nero indelebile” della Ducetta e sulle radici oscure della nuova Destra italiana di fronte alla morte di un Papa che – se si esclude Netanyahu – ha colpito tutto il mondo.
No. E’ nota l’insofferenza della statista della Garbatella per il 25 aprile, e per silenziarlo non si è lasciata sfuggire l’occasione della scomparsa di Bergoglio per decretare… 5 giorni di lutto nazionale, un evento senza precedenti. Bypassando così la Festa della Liberazione e invitando ipocritamente il Paese a celebrarla “con sobrietà”.
Non solo ma quest’anno, per sottrarsi alla ricorrenza e alle prevedibili polemiche, si era inventata una visita ufficiale in Azerbaijan e Uzbekistan che, per i funerali di Bergoglio, ha poi dovuto annullare. E’ a questo punto che ha deciso di puntare ad un lutto “extralarge”.
In occasioni del genere i paragoni sono sempre antipatici ma questa volta sono utili a cogliere il grado di ipocrisia della Premier, arrivata a strumentalizzare i funerali del Papa pur di non essere presente in una data a lei indigesta, ma dalla quale è nata la Costituzione italiana scritta con il sangue di coloro che hanno combattuto per sconfiggere fascismo e nazismo. “Se volete andare ne luoghi dove è nata la nostra Costituzione – scriveva Calamandrei ai giovani – andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati”. Perché ricordiamo questo? Per sottolineare che per la morte di un Papa il lutto nazionale non si è mai protratto per più di 3 giorni, come avvenne per Wojtyla. Addirittura nessun per Benedetto XVI, il papa emerito che si dimise e morì nel 2022, e solo 1 per Paolo VI e Papa Luciani.
Nessun giorno neppure per il “papa buono”, Giovanni XXIII, per la cui scomparsa fu rinviata la festa della Repubblica, e per Pio XII. Questa volta la sovrapposizione delle due date (funerali e Liberazione) era troppo “ghiotta” per lasciarsela sfuggire ed evitare le eventuali polemiche che avrebbero investito anche quest’anno il suo Governo postfascista. I “camerata” come Ignazio Benito La Russa non si sarebbero dovuti arrampicare sugli specchi per sostenere che nell’attentato di via Rasella sfilava una “banda musicale di semipensionati”.
Meloni ha infatti nel sangue le radici della sezione del Colle Oppio, di quelle “fogne” dove si è formata giovanissima, ma ha la grinta del capo, l’oratoria dai toni accesi, la convinzione delle proprie idee. E la manifestazione di Atreju, che organizza dal 1988, vuole essere il filo diretto della nuova Destra, anche quando è scomparso il Movimento Sociale di Giorgio Almirante e Alleanza Nazionale è confluita nel Popolo delle Libertà. Ed anche quando – con Ignazio Benito La Russa e Guido Crosetto ha fondato Fratelli d’Italia – la fiamma del MSI e le radici culturali di Giorgio Almirante, rimangono la bussola valoriale del Partito che da due anni e mezzo è al governo.
Ecco perché la Ducetta, le celebrazioni per la ricorrenza del 25 aprile, nonostante abbia giurato sulla Costituzione che su quella vittoria si fonda, non riesce a digerirle ed ecco perché è del tutto inutile pretendere ancora che si dichiari antifascista. Giorgia Meloni è fascista. Anche se non sul modello del Ventennio
PdA